Il teatro giapponese è una forma d’arte molto antica suddivisa in quattro distinte scuole tradizionali: il Nō, il Kabuki, il Bunraku e il Kyōgen.

Sviluppatosi in età più tarda rispetto ad altri paesi come la Grecia, l'India o la Cina, affonda le sue radici nelle primitive credenze sciamaniche e magiche, nei riti, nelle musiche e nelle danze diffuse nell'Asia del nord sotto l'influsso dello shintoismo e del buddhismo a partire dal VI secolo d.C..

Oltre all'origine rituale che lo designa come luogo di incontro con la divinità, nel teatro giapponese sono presenti diversi tipi di linguaggi quali il canto, la parola, la musica e la danza tanto da connotarlo come “teatro totale”.

Il ruolo dell'attore è quello di un artista completo, depositario delle tecniche sceniche da tramandare e protagonista del palcoscenico che rende unico ogni spettacolo, quasi si trattasse di un evento irripetibile.

Non a caso il teatro giapponese è riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio immateriale dell'umanità.

 

Il Nō è una delle forme di teatro più antiche del Giappone. Si attesta intorno al XIV secolo ed era rivolta ad un pubblico molto elevato. In generale è caratterizzato da precisi movimenti lenti e dall’uso di alcune particolari maschere.

Oggi giorno sono ancora attive cinque scuole ed esistono solo millecinquecento attori professionisti, ma nonostante la sua forma rara continua a vivere. 

La scena è abbastanza semplice ed essenziale. Il palco è fatto di cipresso (hinoki) ed è completamente vuoto, ad eccezione del dipinto di un pino su un pannello di legno come sfondo (kagami-ita). I costumi al contrario sono molto ricchi e quasi tutti gli attori indossano degli abiti di broccato di seta.

La musica di accompagnamento è molto dolce, eseguita solo con strumenti a fiato e percussioni, e la rappresentazione, essendo cantata, viene considerata come una sorta di opera giapponese anche se la scala tonale è abbastanza limitata e i passaggi, solenni e molto lunghi, sono altrettanto ripetitivi.

L’attuale repertorio del Nō si compone di duecentocinquanta opere che si potrebbe definire come un poema o un dramma lirico.

 

Invece il Kabuki è una forma di teatro più giovane che risale all’inizio del 1600 in epoca Edo, ma che ebbe uno straordinario successo.

La parola Kabuki, formata da tre ideogrammi, significa letteralmente “essere fuori dall’ordinario”, ovvero eccentrico, stravagante.

Inizialmente veniva recitato da donne, ma successivamente il palcoscenico divenne appannaggio degli uomini, e per le parti femminili vennero utilizzati attori specializzati chiamati onnagata.

Il Kabuki fino dalla nascita rimase legato alla classe medio borghese (chonin). Le trame utilizzate in queste rappresentazioni mettevano in scena fatti realmente accaduti, in genere molto drammatici, del recente quotidiano, trasformando così la rappresentazione teatrale in una sorta di mezzo di comunicazione.

La fondatrice fu una ballerina itinerante, Izumo no Okuni, che ebbe l'idea di creare uno spettacolo ispirato alle danze delle feste popolari, ricorrendo però a travestimenti e a una gestualità incline all'erotismo. Infatti i primi emulatori si trovavano nei bordelli, dove le danze erotiche simulavano situazioni particolarmente suggestive, come l'uscita dal bagno di prostitute. Malgrado il grande apprezzamento dei samurai, lo shogunato vietò questa tipologia di spettacoli, ritenuti scandalosi e il preludio della prostituzione. Ma dopo pochi mesi di inattività, sotto pressione della borghesia venne autorizzata la riapertura, con alcune restrizioni e l'obbligo d'incorporare nello spettacolo un'azione drammatica che contribuì a trasformare il kabuki in un vero genere teatrale.

 

Il Giappone ha una lunga tradizione di marionette e cantastorie itineranti, che nel medioevo si esibivano nelle feste religiose o profane.

Il Bunraku è un tipo di teatro in cui i personaggi vengono rappresentati con marionette, generalmente di grandi dimensioni e manovrate da tre artisti che un tempo rimanevano nascosti, mentre oggi sono visibili sulla scena.

Questa forma di teatro nacque ad Osaka intorno al XVIII secolo. Le marionette erano in origine fatte di argilla, alte circa un metro e possedevano solo le braccia. Solo più tardi furono fabbricate in legno, e vennero aggiunte anche le gambe. Con il passare degli anni le marionette acquistavano molti più tratti fisionomici come gli occhi, la bocca, le dita.

Un ruolo fondamentale è quello del narratore, chiamato tayū, a cui spetta il faticoso compito di dare la voce alle marionette, di animarle fino al punto in cui esprimono perfino i sentimenti. Una musica di sottofondo generalmente completa la scenografia.

Il Bunraku viene definito come il teatro di marionette più avanzato e raffinato del mondo e, grazie alle fonti letterarie citate piuttosto che alla poesia che lo anima, non è certamente destinato ai bambini, ma al contrario si rivolge ad un pubblico adulto.

 

Il Kyōgen, che letteralmente significa “parole folli”, è il teatro di registro comico che si interseca tra due opera di Nō nei programmi tradizionali. Nato anch’esso nel periodo Edo, trae ispirazione dalla vita quotidiana del popolo, animando un realismo intriso di satira e scherzo sia nel linguaggio che nella gestualità, ma cercando di evitare gli aspetti grossolani o scioccanti che potrebbero infastidire gli spettatori raffinati del Nō.

Paragonato spesso alla commedia dell'arte europea, annovera una quantità di opere pari a quelle del Nō, in maggioranza anonime, che lasciano molto spazio anche all’improvvisazione.


/portfolio/22/il-teatro-giapponese